Secondo l’International Ultraviolet Association (IUVA), le tecnologie di disinfezione con raggi UV-C permettono di ridurre la trasmissione del virus responsabile delle infezioni COVID-19, SARS-CoV-2, come dimostrato dai dati sulla disinfezione e dalle prove empiriche.

Con “UV-C” o “disinfezione UV-C” ci si riferisce, nella gamma germicida, all’energia della luce UV-C (200-180 nm), differente rispetto ai raggi UV-A e UV-B utilizzati nei lettini abbronzanti o in riferimento all'esposizione alla luce solare.

Infatti, come già dimostrato, i raggi UV-C sono in grado di disinfettare aria, acqua, tessuti e superfici di ogni tipo, e per questo, se applicati correttamente, possono aiutare nella prevenzione delle infezioni causate dal virus COVID-19.

Perchè i raggi UV-C possono aiutare a prevenire la trasmissione del COVID- 19

I dati empirici confermano l’azione disinfettate dei raggi UV-C, che sono in grado di eliminare il 99,99% di batteri, germi, virus e funghi presenti nell’aria e sulle superfici. Proprio per questa capacità disinfettante, la luce UV-C viene utilizzata da più di 40 anni nella sanificazione di acqua potabile, acque reflue, aria, prodotti farmaceutici e superfici contro un'intera suite di agenti patogeni umani.

Nel corso degli anni, la tecnologia UV-C è stata testata con successo su centinaia di tipologie di batteri e virus compresi altri coronavirus: alcuni organismi si sono dimostrati più sensibili rispetto ad altri, ma tutti i virus e batteri hanno risposto alle dosi appropriate di raggi UV.

Esperimenti in laboratorio hanno dimostrato che la luce UV-C è in grado di inattivare almeno due coronavirus parenti del COVID-19, il SARS-CoV -1 e il MERS-CoV.

L’efficacia dell’azione disinfettate dei raggi UV-C dipende principalmente da due fattori:

  • il tempo di esposizione
  • la capacità della luce UV di raggiungere e neutralizzare batteri e virus nell’acqua, nell’aria e nelle fessure dei diversi materiali e superfici.

I dati empirici ricavati dagli esperimenti permettono di individuare il tempo e le modalità di esposizione necessarie per inattivare i vari virus e batteri e poter definire linee guida per una corretta disinfezione UV.

Scheda informativa IUVA su COVID-19

L’IUVA è una organizzazione no-profit fondata nel 1999, con lo scopo di sviluppare la tecnologia a raggi ultravioletti per risolvere i problemi di salute pubblica e ambientali.

In seguito alla pandemia e all’emergenza sanitaria che ha coinvolto gran parte del mondo, IUVA ha riunito i più importanti esperti internazionali per sviluppare una guida per l’uso della tecnologia UV e fornire un valido processo di disinfezione in grado di ridurre la trasmissione del virus COVID-19.

IUVA ritiene, infatti, che l’utilizzo di raggi UV-C, che si è dimostrato efficace per l’inattivazione del coronavirus SARS-CoV-1, possa dare risultati simili anche nel trattamento del COVID-19.

È stato dimostrato che il virus COVID-19 è in grado di sopravvivere sulle varie superfici per un tempo variabile a seconda del materiale: sulla plastica per esempio è in grado di vivere per almeno 3 giorni; le infezioni da COVID-19, quindi, possono essere causate non solo dal contatto con persone infette, ma anche dal contatto con superfici contaminate.

Un approccio multiplo composto da una normale pulizia e dalla disinfezione UV risulta sicuramente più prudente ed efficace nella prevenzione dei contagi. La disinfezione UV-C può essere utilizzata insieme ad altre tecnologie, come ulteriore barriera per garantire una neutralizzazione completa di tutti gli agenti patogeni.

Se il virus o battere non viene “ucciso” dal primo processo di pulizia o filtraggio, viene inattivato dal processo di disinfezione UV successivo. Questo procedimento di sanificazione può essere adottato in contesti clinici o di altro tipo per diminuire i rischi di contagio e consolidare i protocolli esistenti.

Inoltre, secondo IUVA e la guida CDC (Center for Diseases Control) fornita agli ospedali, l’efficacia germicida della luce UV-C è influenzata da diversi fattori:

  • dalle proprietà di assorbimento dei raggi UV-C della superficie, della sospensione o dell’aria in cui si trova l’organismo;
  • dal tipo o dagli spettri d’azione del microrganismo;
  • da vari fattori progettuali e operativi che incidono sulla dose di raggi UV che investe il microrganismo.

Se infatti i raggi UV-C non riescono a raggiungere l’agente patogeno, questo non può essere neutralizzato.

Ridurre il numero totale di virus e batteri diminuisce il rischio di trasmissione, per questo l’applicazione dei raggi UV nella disinfezione delle superfici e dell’aria può rappresentare una efficace barriera secondaria alla pulizia, specialmente se questa avviene in condizioni frettolose.

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